Fiamma che arde, fiamma che distrugge.



La Sicilia continua imperterrita a bruciare al sole


Gli anni passano, il problema resta: la Sicilia continua imperterrita a bruciare al sole. È una piaga, forse la più brutta della nostra terra che non accenna a fermarsi. Ogni anno sono centinaia i roghi e sempre più grandi, sempre più estesi. Quello che resta è solo un cumulo di cenere dove prima invece c’era vita: vita non è solo la flora che viene distrutta in un nanosecondo, ma anche la microfauna composta da conigli, volpi ed insetti che invece continuano a morire travolti dalle fiamme o perché perdono il contatto con il loro habitat naturale. Questi animali hanno un ruolo fondamentale per la biodiversità locale che permette di creare un equilibrio fondamentale per la vita sul territorio.

Ciò che viene maggiormente colpito dalle fiamme è la flora, che allo scoccare delle dita si tramuta in una montagna nera e grigia e di vivo resta ben poco. Le fiamme che divampano tra le campagne siciliane sono un attentato alla salvaguardia delle piante di varietà autoctone; uno dei tanti esempi è il rogo avvenuto presso la Tenuta Fratelli Buzzi dove a bruciare sono state, tra le tante cose, centinaia di piante di ulivo, alcune di esse secolari e di varietà ignota e quindi irrecuperabili. Questo non è soltanto un rogo, ma la perdita di un patrimonio naturale che fa parte della nostra cultura, della nostra storia.

Il tutto si riversa sulla vivibilità e la qualità dell’ambiente: per tutte le volte che un vi è un rogo, l’ambiente riceve una quantità di tossine tale da contribuire in modo rilevante all’aumento del livello di gas serra. Stessa cosa vale per le piante: sono le quest'ultime a produrre ossigeno ed assorbire anidride carbonica e se riduciamo il numero di piante dal suolo, non solo quest’ultimo si impoverisce ma non è utile ai fini della riduzione dell’inquinamento.

Non è mai tardi per il cambiamento, inizia tutto con piccoli passi.



Federica Febbraio